sabato 26 aprile 2014

Non avere paura - Un’amicizia con Papa Wojtyla, l’incontro tra un maestro di sci e il Santo Padre

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Domenica 27 aprile 2014 alle 21.30 Rai 1 trasmetterà il film tv Non avere paura - Un’amicizia con Papa Wojtyla, trasmessa nel giorno in cui Giovanni Paolo II diventerà Santo, per la regia di Andrea Porporati.

Una guida alpina e un papa uniti dal comune amore per la montagna. Aleksei Guskov interpreta Karol Wojtyla e Giorgio Pasotti è Lino Zani, il maestro di sci che per oltre vent’anni accompagnò il Pontefice sulle immacolate vette dell’Adamello.

Un rapporto di amicizia tra due uomini distanti anni luce l’uno dall’altro, che in qualche modo si sono aiutati e avvicinati.

Una storia che racconta l’incontro tra due uomini provenienti da mondi totalmente diversi e che riusciranno, grazie al comune amore per la montagna, a stringere un’amicizia sincera durata oltre vent’anni.

Giorgio Pasotti racconta così l’incontro di Lino con il Papa:

«Lino Zani è un personaggio alquanto particolare, molto contraddittorio, soprattutto lo è stato nel periodo in cui conobbe il Papa. Non solo era una persona scettica nei confronti della religione, ma soprattutto era una sorta di scapestrato. All’epoca era poco più di un ragazzo tutto proiettato verso l’avventura. Era concentrato a superare i limiti dettati dalla natura e da se stesso. Non era solo un semplice maestro di sci, ma era uno scalatore, uno che voleva conquistare le cime più alte del mondo, quelle più pericolose. In quel periodo, tutto desiderava fuorché avere una responsabilità più concreta o una famiglia. È stato un incontro di due persone che decisamente stavano agli antipodi».

Nel 1981, qualche tempo dopo l’attentato a Giovanni Paolo II, la famiglia del giovane maestro di sci e provetto alpinista Lino Zani, che gestisce un rifugio alpino tra le vette dell’Adamello, riceve una visita inattesa e straordinaria: quel Karol Wojtyla che ha, con la montagna, un rapporto profondissimo e antico. Insieme al papa arriva anche un suo caro amico, altro importante personaggio: il Presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini.

Gli Zani sono gente normale, una famiglia abituata ad accogliere nel proprio rifugio sciatori e scalatori con la semplicità un po’ spartana che si addice ad un luogo estremo come l’Adamello, dove per mesi non è nemmeno possibile salire. Figurarsi lo sgomento e l’emozione di trovarsi ad ospitare due fra le personalità più significative del Ventesimo secolo.

Uno sgomento e un’emozione, però, che non si trasformano mai in soggezione. Del resto quel papa e quel presidente sono tutto fuorché uomini di potere, non sono accompagnati da grandi apparati di sicurezza e non chiedono di meglio che di stabilire rapporti umani semplici e sinceri. La visita, che doveva rimanere segreta e privata per volere dei servizi di sicurezza, diviene presto un’occasione di incontro con la popolazione della montagna. I due grandi uomini non accettano di nascondersi, per motivi di sicurezza, alla “loro gente”.

Così la “vacanza di Stato”, diventa una vacanza normale. Il giovane Lino viene scelto per accompagnare il papa nelle sue discese. L’amicizia che nasce allora, fra le vette innevate dell’Adamello, accompagnerà i due uomini, così diversi, per il resto della loro vita.

Liberamente ispirato al libro “Era santo, era uomo” di Lino Zani con Marilù Simoneschi, il film è una produzione De Angelis Media con Rai Fiction. Giorgio Pasotti interpreta il maestro di sci e guida alpina che diventerà amico del Santo Padre, un legame che lo segnerà per sempre e li unirà sino alla morte di Karol.

Un somigliantissimo e intenso Aleksei Guskov dà volto e corpo al papa polacco. Nel cast, Ugo Dighero è Don Stanislao, il segretario particolare di papa Wojtyla, mentre Claudia Pandolfi impersona Angela, la donna che sarà l’amore della vita di Lino, con Giuseppe Cederna (Sandro Pertini) e la partecipazione di Katia Ricciarelli.

È attraverso gli occhi di Lino Zani che si legge lo straordinario rapporto di amicizia con Giovanni Paolo II. Lino è cresciuto sopra i tremila metri, insieme alla sua famiglia. La montagna e il senso di maestosa immensità che essa ispira fa ormai parte della sua personalità. È bello, allegro, affamato di vita, sportivo, inquieto e seduttore. Ha già conosciuto quello che sarà il grande amore della sua vita: Angela, una ragazza di città venuta a passare una vacanza.

Lei è diversa dalle altre, Lino lo capisce subito. Quei pochi giorni passati insieme sono qualcosa di speciale. Ma poi la vacanza è finita, e Angela è tornata in città. Gli ha chiesto di andare con lei. Ma Lino non se l’è sentita. Si trattava di scegliere fra lei e la montagna. Una scelta impossibile: per Lino, è come dire scegliere fra Angela e se stesso.

Forse è per questo primo trauma, per questa prima scelta forzata tra la ragazza che ama e l’avventura in cima al mondo, che, poco più che un ragazzo, Lino si sente spinto a confessarsi per la prima volta, con Wojtyla e con se stesso, a raccontare l’inquietudine profonda che lo abita, la spinta a “salire fino in cima”, sulle vette più alte, per sfidarle e conquistarle. Per andare oltre. Il suo sogno è vincere l’Everest.

Il Papa lo ascolta, e si affeziona a questo ragazzo che, a suo modo, cerca, forse senza nemmeno saperlo, l’Assoluto. La vacanza finisce. Forse finirebbe anche l’amicizia fra Lino e il Papa, se il ragazzo non scegliesse di consegnare a Wojtyla le foto private, scattate sull’Adamello, invece di venderle ad un giornale di gossip che gli ha offerto centinaia di milioni di lire per poterle pubblicare. Sono normalissime foto del papa che scia, o che si intrattiene con piccoli gruppi di fedeli, o che, solitario, medita e prega sulla vetta della montagna. Ma proprio perché così semplici e comuni, Lino sa che si tratta di immagini davvero private. Non può venderle, ma solo regalarle: al suo nuovo amico.

Da questo momento il rapporto fra Lino e il Papa diventa quasi quello fra un figlio che cerca la verità e il padre che indica la strada. Wojtyla incoraggia Lino a seguire i suoi desideri, la sua curiosità, ma mettendolo sempre in guardia: raggiungere la cima non è l’obiettivo principale, quello che davvero bisogna imparare a fare è tornare indietro. Alla
vita e alla fatica di tutti i giorni, alla scalata delle difficoltà del vivere quotidiano, il lavoro, i figli, le malattie, le durezze e le gioie di un percorso esistenziale e spirituale. Ma Lino è giovane, e Karol sa che questo è un discorso che si comprende con il trascorrere del tempo. Così gli regala una piccola croce e lo prega, quando sarà arrivato in cima alla sua montagna, di piantarla per lui.

Lino diventa così, per il Pontefice, il Nostro Apostolo delle Montagne.

Per molti anni Lino continuerà a cercare di arrivare fino in cima.

Il suo amore per Angela tornerà prepotente, nonostante tutto, e anche quello assomiglierà ad una scalata: la scelta sempre riproposta fra la famiglia, l’amore per Angela e per le loro figlie, e l’urgenza di andare in montagna, di partecipare a spedizioni pericolose, potenzialmente mortali.

Ha anche un incidente grave, Lino, che quasi lo uccide, in un crepaccio profondissimo in cima all’Everest. E più si allontana da Angela, più sente che deve tornare da lei. Ma il richiamo della montagna è il richiamo di una parte della sua personalità che non può essere soppressa.

Il filo dell’amicizia fra Lino e il Papa non si spezzerà mai. Il Papa veglierà su Lino anche a centinaia di migliaia di chilometri di distanza. Più d’una volta Lino avrà la sensazione di sentire la sua voce nei momenti più duri e difficili, in fondo al crepaccio o intrappolato fra le lamiere della sua auto, in occasione del secondo incidente potenzialmente mortale della sua vita. Lino sente che, in qualche modo, il suo amico papa lo ha “salvato”.

A sua volta, Lino accompagnerà il papa su per le montagne per vent’anni, aiutandolo e sostenendolo anche quando l’infermità di Karol lo costringerà a diradare e poi a smettere quelle visite.

Un’amicizia che si concluderà solo al termine della lunga scalata di Karol Wojtyla, un giorno ventoso dell’aprile 2005, su quella Piazza San Pietro sulla quale, insieme a decine di Capi di Stato, i Grandi della Terra, Lino Zani verrà a rendere l’estremo saluto al suo grande amico. Assieme alla sua Angela, riconciliato con se stesso e in pace, anche grazie agli insegnamenti di Wojtyla.

Interpreti e personaggi: Giorgio Pasotti (Lino Zani), Aleksei Guskov (Papa Wojtyla), Claudia Pandolfi (Angela Tonati), Ugo Dighero (Don Stanislao), Giuseppe Cederna (Pertini), Michela Samantha Capitoni (Madre Giovanni), Fabio Fulco (Franco Zani), Luigi Di Fiore (Cibin), Federigo Ceci (Paul), Federica Martinelli (Miriam), Matteo Azchirvani (Alì Agca), con la partecipazione straordinaria di Katia Ricciarelli (Carla Zani) e in ordine alfabetico Laura Adriani, Gian Paolo Margonari, Gianni Agrò, Jerry Mastrodomenico, Paolo Aquino, Altea Patrizi Montoro, Corrado Asticher, Enrico Bergamasco, Liam Calvo, Lavinia De Cocci, Luca Leidi, Gian Paolo Margonari, Jerry Mastrodomenico, Altea Patrizi Montoro, Niccolò Santini, Angelo Somaini, Paolo Spiranti, Sullivan Sophia.

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Non avere paura - Un’amicizia con Papa Wojtyla Regia di Andrea Porporati. Soggetto e sceneggiatura di Eleonora Martinelli, Andrea Porporati. Con la collaborazione di Lino Zani, Marilù Simoneschi. Liberamente ispirato al libro “Era santo, era uomo” di Lino Zani con Marilù Simoneschi. Story editor DAP ITALY Stefano Voltaggio. Casting director Rossella Fusco. Aiuto regista Barbara Daniele. Costumi Antonella Cannarozzi. Scenografia Beatrice Scarpato. Mixage Simone Corelli. Music editor Tommy Capuano. Montaggio Stefano Chierchiè (A.M.C.). Musiche Maurizio De Angelis. Fotografia Alessandro Pesci (A.I.C.). Direttore di produzione Massimiliano Pisechi. Organizzatore generale Roberto Alchimede. Produttore esecutivo Marco De Angelis. Produttore RAI Fabrizio Zappi. Produttore associato Antonio Quadrato Warsaw Movie Home. Una produzione De Angelis Media In collaborazione con Rai FictionTrentino Film CommissionTrentino Turismo e Promozione.  Prodotto da Guido De Angelis, Nicola De Angelis, Marco De Angelis.