mercoledì 15 luglio 2015

Speciale Confessione Reporter: l'immigrazione di cui nessuno parla, quella degli adolescenti

Confessione Reporter
Confessione Reporter
Giovedì 16 luglio alle 23.30 su Rete 4 andrà in onda uno “Speciale Confessione Reporter”: l’immigrazione di cui nessuno parla, quella degli adolescenti. Un reportage di Stella Pende da Senegal, Gambia, Niger, Libia e Sicilia.

“Confessione Reporter” – giovedì 16 luglio, in seconda serata, su Rete Quattro – racconta l’immigrazione più segreta e più dolorosa: quella degli adolescenti.
«Pochi sanno che nelle ultime ondate di migranti, la maggior parte di essi sono ragazzini dai 14 ai 18 anni».
Racconta Stella Pende.
«Giovani che scappano dalla fame, dalla guerra e dalla corruzione. Da padri conquistati dai fondamentalisti islamici, dall’impossibilità di studiare per darsi un futuro».
Nelle loro testimonianze commosse, nelle loro storie terribili, nei ricordi delle atrocità vissute, il racconto di una fuga dall’orrore, di un viaggio infinito spesso spezzato dalla morte, documentato dallo speciale in onda sulla rete diretta da Sebastiano Lombardi.

Gli immigrati/ragazzini scappano da Senegal, Gambia e Niger fermandosi di paese in paese a lavorare 18 ore al giorno. Ad ogni tappa guadagnano quel poco che gli servirà per arrivare in Europa. Ma in ogni paese trovano ad attenderli violenza, torture, furti di documenti, attacchi della polizia alle frontiere. Arrivati in Niger, ecco 1.000 chilometri di deserto. In mezzo alle dune, almeno la metà di loro morirà di sete e di stenti.

Giunti in Libia...
«...trovano l’Inferno: gli arabi odiano i neri».
Spiega Stella Pende.
«A Tripoli ancora umiliazioni e galera. Molti ragazzi muoiono fra le sbarre, altri spariscono. Pochi arrivano sui pescherecci bucati degli scafisti. E sanno tutto: che il mare ha ingoiato amici e fratelli e che qualche volta la benzina di certe barche brucia le gambe e le vite di molti imbarcati».
Infine, la Sicilia.
«E lì raccontano i loro sogni, le loro tragedie. E che nulla e nessuno potrà mai fermare il loro sogno di una vita normale: come quella di tutti gli altri figli del mondo».