lunedì 17 marzo 2014

Per amore del mio popolo - Don Diana, la miniserie per ricordare la figura di Don Giuseppe Diana con Alessandro Preziosi

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Martedì 18 e mercoledì 19 marzo 2014 alle 21.10 su Rai 1 andrà in onda la miniserie in due puntate Per amore del mio popolo - Don Diana. Nel ventennale dell’assassinio di Don Giuseppe Diana, la Rai presenta una miniserie in due puntate, diretta da Antonio Frazzi, con Alessandro Preziosi, per ricordarne la figura e l’impegno per la legalità, per l’educazione dei giovani, per il riscatto della propria terra.

Alessandro Preziosi è il protagonista della miniserie di Rai 1. L’attore napoletano si è calato nei panni del prete campano che non aveva paura a combattere la malavita, anche se questa sua battaglia gli costò la vita.

«Scelse di stare sul territorio per poter dare l’esempio e mostrare a tutti la possibilità di un percorso alternativo. Si dice che invitasse a cena i camorristi per evitare che facessero sciocchezze»

Don Giuseppe Diana, per tutti Don Peppe, è un sacerdote della forania di Casal di Principe, dove due famiglie, (gli Esposito e i Capuano), si  affrontano senza esclusioni di colpi per il controllo del territorio.

Per non tradire gli scout che vedono in lui un’alternativa al mondo che li circonda Don Peppe rinuncia all’opportunità di trasferirsi a Roma e diventa Parroco nel suo paese natale.

A Don Peppe viene affidato Domenico, il figlio illegittimo di Antonio Esposito, diviso tra il desiderio di far parte del mondo dei camorristi e quello di essere integrato nel gruppo dei ragazzi che fanno riferimento a Don Peppe.

Don Peppe compie subito delle azioni per rompere l’omertà che lo circonda: rifiuta i soldi che gli offre un noto camorrista, organizza  una fiaccolata in paese, crea in Parrocchia delle occasioni di incontro e divertimento per allontanare dalla strada il maggior numero di bambini e ragazzi.

In particolare Don Peppe cerca di essere vicino a Teresa, una giovane del suo gruppo, figlia di un boss, destinata al matrimonio con un ragazzo della famiglia rivale.

Don Peppe e i suoi ragazzi sono tra i primi ad affrontare i problemi degli immigrati clandestini, sfruttati dagli stessi camorristi.In un crescente clima di terrore e dolore, Don Peppe cerca di salvare Domenico da una possibile vendetta. A rimanere ucciso, innocente, in un agguato è Francesco, uno dei suoi scout più attivi.

Don Peppe ferito nel profondo del suo animo, decide che occorre fare qualcosa di più incisivo e significativo. Nasce cosi il documento “In nome del mio popolo” che risuona nelle chiese di Casale la Notte di Natale. Un documento che suscita il plauso di molti cittadini, ma che porta Don Peppe ad essere riconosciuto come il nemico dichiarato della Camorra che, come sottolineato nell’omelia, procura “il dolore a tante famiglie che vedono i loro figli finire vittime o mandanti”…

Note di produzione

Le riprese si sono svolte tra il 9 settembre e il 9 novembre 2013 prevalentemente a Frignano, a pochi chilometri da Casal di Principe, e in altri comuni dell’Aversano in provincia di Caserta.

Il territorio  reale in cui si sono svolte le vicende raccontate.

E’ la prima volta in assoluto che delle riprese televisive si svolgono quasi totalmente in queste terre. Questa novità, la popolarità degli attori e il tema trattato hanno suscitato l’entusiasmo della popolazione.

Nello sviluppo del progetto e nella realizzazione produttiva, sono stati coinvolti i principali comitati anti camorra che nel nome di Don Peppino Diana si battono ogni giorno per il territorio; la Chiesa, in particolare il Vescovo di Aversa Mons. Spinillo e i Parroci di Casal di Principe e Frignano, molti dei quali hanno conosciuto Don Diana; le autorità amministrative e politiche locali.

Durante la lavorazione la popolazione locale e il territorio è stato fortemente coinvolto.

La miniserie ha una cinquantina di ruoli minori e circa 800 comparse  selezionate tra gli abitanti dei comuni interessati alle riprese e anche i cestini sono stati forniti da una organizzazione denominata NCO (acronimo per Nuovo Commercio Organizzato) che promuove una filiera alimentare etica promossa dal Comitato Don Peppe Diana.

Considerata la finalità della miniserie, artisti come Pino Daniele, Claudio Mattone, Almamegretta, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, hanno aderito al progetto e hanno concesso l’autorizzazione ad utilizzare dei loro brani musicali.

Note di regia - Antonio Frazzi

Don Diana è stato etichettato come  un prete di strada, un prete coraggio e un prete anticamorra... ma lui amava definirsi un prete e basta.

Ecco siamo partiti da questa semplice affermazione per costruire questo nostro film.

Un prete e basta!

Un prete calato in un habitat tra i più difficili e duri del nostro meridione. Un habitat, rimasto isolato e chiuso per secoli. Dove le leggi dello Stato non venivano rispettate e dove a comandare era la legge dell’illegalità e dell’ingiustizia.

È in questo far west nostrano, a un’ora e mezzo di auto da Roma, che ha operato venti anni fa don Giuseppe Diana.

Ed è qui che è stato ucciso. Ucciso perché si è opposto ai soprusi della camorra che funestavano il territorio.

Ucciso perché ha saputo mobilitare le coscienze di fronte ai tanti delitti che si verificavano nell’aversano.

Ucciso perché ha sollecitato l’intervento dello Stato pressoché assente in quegli anni.

Ucciso perché si è opposto al potere della camorra dimostrando che la camorra la si poteva contrastare liberando le persone  dalla paura ed educandole alla legalità e alla giustizia.

Ucciso perché è diventato un “simbolo forte”... e quindi un simbolo da abbattere.

Le riprese...

Noi questo nostro film siamo andati a girarlo proprio nei posti dove Don Peppe ha vissuto e operato: Casal di Principe, Frignano, Casapulla, Casaluce...

E l’abbiamo fatto anche con la gente del posto. Facce autentiche, scolpite, di una straordinaria forza espressiva. E tutti con una entusiastica disponibilità a collaborare.

Quando il primo giorno nella piazza di Frignano ci siamo trovati di fronte a un migliaio di persone che volevano assistere alle riprese del film, ho capito che stavamo per vivere qualcosa di straordinario perché volenti o nolenti avremmo dovuto fare i conti con tutta questa  folla ingombrante. E che avremmo dovuto cambiare anche il modo di gestire la normale routine delle riprese.

Quando impostata e provata la prima scena nel delirio e nella confusione più assoluta, ho gridato nel megafono: “Bene signori, silenzio...giriamo... ciac in campo... MOTORE!”

Quella folla urlante, per magia o per miracolo non lo so... si è trasformata in un immenso tappeto di occhi muti... e un silenzio assoluto si è impadronito della piazza.

Un silenzio impensabile dieci secondi prima!

In quel momento la nostra concentrazione era sostenuta dalla concentrazione di tutte quelle centinaia di persone che si trovavano di fronte a noi.

Ora che il film è finito mi sento di poter dire che la sua realizzazione è anche frutto della presenza di queste centinaia e centinaia di persone che ogni giorno, assistendo alle riprese, ci hanno costretto sì ad uno sforzo al limite massimo della concentrazione... ma allo stesso tempo, con i loro applausi entusiastici alla fine di ogni ciac, sono stati uno stimolo unico e irripetibile, mai provato prima nella mia ormai lunga esperienza professionale.

L’OMELIA DI NATALE DI DON PEPPE DIANA
(24 dicembre 1991)

PER AMORE DEL MIO POPOLO

SIAMO PREOCCUPATI

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della Camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla cerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

LA CAMORRA

La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di
diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario, traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

PRECISE RESPONSABILITÀ POLITICHE

È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di
burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche
occupazionali, della sanità, ecc., non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di
lealtà, di testimonianza, di esempio per essere credibili.

IMPEGNO DEI CRISTIANI

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti.
• Il Profeta fa da sentinella vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originano di
Dio (Ezechiele 3,16-18);
• Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
• Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
• Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 Isaia 58).
Coscienti che “il nostro aiuto è nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che è la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

APPELLO

Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”.

AI PRETI nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasionali in cui si richiede una testimonianza coraggiosa;

ALLA CHIESA che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e
dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà dei valori etici e civili.
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia (Lam. 3,17-20) “Siamo rimasti lontani dalla pace... abbiamo dimenticato il benessere... La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,... dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare... sono come assenzio e veleno”.

I Sacerdoti della Forania di Casal di Principe (Parrocchie di Casal di Principe, San Cipriano
d’Aversa, Villa Literno, Villa di Briano e Casapesenna) – Casal di principe, Natale 1991.

Trama Prima puntata

Don Giuseppe Diana, per tutti Don Peppe, è un sacerdote della forania di Casal di Principe,
dove due famiglie, (gli Esposito e i Capuano), si affrontano senza esclusioni di colpi per il
controllo del territorio.
Per non tradire gli scout che vedono in lui un’alternativa al mondo che li circonda Don Peppe rinuncia all’opportunità di trasferirsi a Roma e diventa Parroco nel suo paese natale.
A Don Peppe viene affidato Domenico, il figlio illegittimo di Antonio Esposito, diviso tra il
desiderio di far parte del mondo dei camorristi e quello di essere integrato nel gruppo dei
ragazzi che fanno riferimento a Don Peppe.
Don Peppe compie subito delle azioni per rompere l’omertà che lo circonda: rifiuta i soldi che gli offre un noto camorrista, organizza una fiaccolata in paese, crea in Parrocchia delle
occasioni di incontro e divertimento per allontanare dalla strada il maggior numero di bambini e ragazzi.
In particolare Don Peppe cerca di essere vicino a Teresa, una giovane del suo gruppo, figlia di un boss, destinata al matrimonio con un ragazzo della famiglia rivale.
Don Peppe e i suoi ragazzi sono tra i primi ad affrontare i problemi degli immigrati clandestini, sfruttati dagli stessi camorristi.
In un crescente clima di terrore e dolore, Don Peppe cerca di salvare Domenico da una
possibile vendetta.
A rimanere ucciso, innocente, in un agguato è Francesco, uno dei suoi scout più attivi.
Don Peppe ferito nel profondo del suo animo, decide che occorre fare qualcosa di più incisivo e significativo.
Nasce cosi il documento “In nome del mio popolo” che risuona nelle chiese di Casale la Notte di Natale.
Un documento che suscita il plauso di molti cittadini, ma che porta Don Peppe ad essere
riconosciuto come il nemico dichiarato della Camorra che, come sottolineato nell’omelia,
procura “ il dolore a tante famiglie che vedono i loro figli finire vittime o mandanti”.

Trama Seconda puntata

Il documento letto nelle Parrocchie di Casal di Principe suscita un grande clamore e lo stesso Vescovo appoggia, con la dovuta discrezione, l’iniziativa di Don Peppe Diana.
I due clan camorristi, dopo essersi combattuti, cercano di stabilire una tregua per spartire
appalti e affari, primo fra tutti quello dei rifiuti. Ma non rinunciano a dare una lezione a Don
Diana.
La notte dell’ultimo dell’anno, mentre Don Diana e il suo gruppo festeggiano in oratorio, Carlo spara con un mitra contro la Chiesa.
L’unico testimone dell’accaduto è Domenico, il suo fratellastro, che nega di aver visto qualcosa. Domenico viene convocato dal padre, il boss Antonio Esposito, che lo premia accettandolo ufficialmente nella sua famiglia.
Don Diana e gli altri sacerdoti che gli sono vicino decidono di proseguire con le loro azioni e
promuovono un comitato anticamorra che chiamano “liberiamo il nostro futuro”.
La tregua tra le due famiglie camorriste rivali è molto fragile e riprendono i conflitti e i morti.
Per dare un segno della loro forza, gli Esposito organizzano un raid con una decina di auto nel centro del paese sparando in aria con i mitra. Tra loro c’è Domenico. Don Diana si sente impotente e affronta i camorristi e Domenico portandolo nel cimitero dove sono sepolti molti ragazzi uccisi nella guerra tra bande.
I Carabinieri compiono una serie di arresti che colpiscono i clan e svelano i rapporti tra camorra e politici. Questo porta allo scioglimento del Consiglio Comunale e alla decisione del medico Franco Aversa, da tempo vicino a Don Diana, di candidarsi.
Don Diana appoggia apertamente la sua lista civica, mentre il Vescovo lo protegge da eventuali censure superiori. Aversa vince e sembra l’inizio di una nuova primavera.
Nel frattempo in Sicilia viene ucciso Don Puglisi, anche i sacerdoti possono finire nel mirino della mafia.
Quando Don Diana viene convocato dalla Procura di Napoli in seguito al pentimento di un suo amico legato a un clan, la sua esposizione è ormai massima.
Don Diana raccoglie i genitori e gli amici più cari intorno a se. Vuole testimoniare a tutti il suo amore.
Il 19 marzo 1994 è il giorno di San Giuseppe. Il giorno scelto per farlo tacere.

Interpreti e personaggi: Alessandro Preziosi (Don Giuseppe Diana), Massimiliano Gallo (Antonio Esposito), Adriano Pantaleo (Francesco), Rosa Diletta Rossi (Mariella), Elena Margaret Starace (Teresa Capuano), Gianluca Di Gennaro (Carlo Esposito), per la prima volta sullo schermo Vincenzo Pennarella (Domenico), Antonio Pennarella (Pasquale Capuano), Anita Zagaria (Jolanda Diana), Gigi Savoia (Gennaro Diana), Massimo De Lorenzo (Don Cassano), Flavio Furno (Don Spagnoletti), Francesco Procopio (Franco Aversa), Pierluigi Cuomo (Achille De Feo), Elena Cucci (Elena), Antonia Truppo (Angelina), Lidia Vitale (Assunta), Roberto Calabrese (Salvatore), Antonio Friello (Padre Mariella), Mauro Marino (Vescovo Gentili), Franco Barbero (Don Luigi), Antonella Stefanucci (Rosa), Rosaria De Cicco (Madre Francesco), Bruno Tramice (Padre Francesco), Federico Torre (Peppino), Mariella Di Lauro (Madre Mariella), Mario Porfito (Sannino), Michele De Virgilio (Capitano Lanzi), Yari Gugliucci (Saverio), e con Vincenzo Messina, Moussa Toure, Emmanuele Abbate, Gennaro Mirto, Francesco Ferrante, Giovanni Napolitano, Davide Scafa, Marino Gennarelli, Enzo Casertano, Oscarino Di Maio, Emiliano De Martino, Raffaele Sardo, Gennaro Cassini.

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[Foto | Gianni Fiorito]

Per amore del mio popolo - Don Diana Diretto da Antonio Frazzi. Soggetto Fabrizio Cestaro, Carlo Cozzolino, Francesca Panzarella. Sceneggiatura Fabrizio Cestaro, Carlo Cozzolino, Francesca Panzarella e Antonio Frazzi. Con la consulenza di Raffaele Sardo. Casting Marita D’Elia. Fotografia Alessio Torresi Gelsini. Scenografia Mario Di Pace, Luca Gobbi. Costumi Daniela Ciancio. Suono in presa diretta Fabio Melorio. Montaggio Luca Montanari. Musiche Andrea Guerra. Edizioni Musicali RAI. Organizzatore Generale Massimo Iacobis. Produttori RAI Simona Orlandini, Filippo Rizzello. Prodotto da Giannandrea Pecorelli per Aurora Film.