giovedì 2 ottobre 2014

Come il peso dell’acqua, una puntata evento in occasione dell’anniversario della strage di Lampedusa

Come il peso dell'acqua Andrea Segre
Venerdì 3 ottobre 2014 dalle 21.05 su Rai 3 andrà in onda Come il peso dell’acqua, una puntata evento – diretta da Andrea Segre – in occasione dell’anniversario della strage di Lampedusa che ha causato la morte accertata di 366 persone, oltre a circa 20 dispersi.

È passato un anno da quel tragico naufragio al largo di Lampedusa che costò la vita a 366 migranti accertati cui si sono aggiunti decine di dispersi. A distanza da quell’evento che scosse le coscienze di tutti e portò Papa Francesco a denunciare “la globalizzazione dell’indifferenza” di fronte a quella immane tragedia umanitaria, Rai 3 dedica alla strage di Lampedusa l’intera serata di venerdì 3 ottobre.

Per ricordare e riflettere. Sarà Agorà ad aprire la prima serata con uno speciale che non solo ricostruirà quelle ore e la terribile contabilità di quelle morti ma tenterà di comprendere come la condizione di tanti esseri umani che lasciano i loro paesi di origine ha le sue radici nei conflitti, nelle povertà, nelle catastrofi climatiche.

Tra gli ospiti di Gerardo Greco ci saranno lo scrittore Erri De Luca e l’inviato de “L’Espresso” Fabrizio Gatti che a quei viaggi spesso senza speranza fino alle coste del Mediterraneo ha dedicato durissimi reportage.

Durante la trasmissione sono previsti collegamenti con Lampedusa condotti dall’inviata Irene Benassi che, nella zona del porto, accanto ai relitti dei barconi, darà voce a ospiti e testimoni presenti sull’isola in occasione dell’anniversario della tragedia.

A seguire sarà trasmesso il film documento Come il peso dell’acqua, un programma di Giuseppe Battiston, Stefano Liberti, Marco Paolini, Andrea Segre. Regia di Andrea Segre. Con Gladys Yeboah Adomako, Nasreen Tah, Semhar Hagos, Giuseppe Battiston, Marco Paolini.

La soggettiva di un sommozzatore scivola nel blu profondo del mare, si avvicina alla sagoma di un peschereccio di legno adagiato sul fondo. Si avvicina piano, lento come i movimenti nell’acqua, lento come quando hai paura. Continua lento il respiro subacqueo, l’ossigeno scorre attraverso i tubi, le bolle di anidride carbonica galleggiano nelle profondità e la sola ombra di uno di quei corpi fa chiudere gli occhi.

Giuseppe Battiston è dentro ad una grande stanza vuota. Inizia a pensare. Sentiamo la sua voce. Si chiede perché lui ora non ha il coraggio di guardare anche se per tanti anni aveva saputo? Perché quei corpi gli fanno paura? Si muove nella grande stanza vuota e il panico lentamente si trasforma in necessità. Ha bisogno di capire. Da qui inizia il suo viaggio di conoscenza, incontro, dubbio.

La voce di Giuseppe Battiston accompagna il racconto di tre donne, Gladys, Nasreen e Semhar, e del loro difficile viaggio dal paese d’origine alle coste italiane. Il racconto delle tre donne segue tre filoni di racconto: la memoria del viaggio, l’attraversata del mare, la loro vita oggi.

Gli interventi di Marco Paolini aiuteranno lo spettatore, e Battiston stesso, a capire le direzioni, i flussi e le barriere delle migrazioni verso l’Europa.

Marco Paolini, con la sua arte tra studio e scoperta, fornisce altri strumenti di comprensione disegnando su quattro grandi mappe geografiche che Battiston poi appende alle pareti della sua stanza.

Mentre le donne raccontano, la stanza di Giuseppe Battiston va riempiendosi di oggetti, parole e simboli che incontriamo nelle loro storie: alla fine è attorniato dagli oggetti, i segni, le parole, le mappe, i ricordi della sua nuova conoscenza.

Come il peso dell’acqua, attraverso le storie di tre donne e lo sguardo di due grandi narratori civili, cerca di fornire uno strumento di conoscenza in più sul fenomeno delle nuove migrazioni in cui il nostro paese è fortemente e drammaticamente coinvolto.

Per oltre dieci anni si sono concentrati tutti gli nostri sforzi economici, politici e militari a tentare di chiudere la frontiera mediterranea con lo scopo unico di “ridurre il numero di sbarchi”, fermare e contenere.

Un orizzonte che ha schiacciato la capacità di ascoltare e capire i motivi e le scelte di chi viaggia. Come il peso dell’acqua cerca di modificare questo orizzonte.