lunedì 20 luglio 2015

Top Secret, martedì 21/7/2015 la quinta puntata: i serial killer

Top Secret
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Martedì 21 luglio alle 23.50 su Canale 5 va in onda la quinta puntata di “Top Secret”, il programma curato e condotto da Claudio Brachino. Inchieste e approfondimenti sui grandi gialli, sulle verità ufficiali che non convincono, sugli eventi apparentemente inspiegabili.

Long Island, Stati uniti. Dal 1996 c’é un uomo, un serial killer che uccide donne, in prevalenza prostitute. Ne ha assassinate un numero imprecisato. Certamente 10, forse 17 o più. Non è mai stato catturato ed è stato soprannominato il killer di Long Island.

Parte dal profilo di quest’uomo la puntata di “Top Secret”, in onda domani sera in seconda serata su Canale 5. Un viaggio che Claudio Brachino e lo psichiatra Massimo Picozzi, compiono nella mente criminale degli omicidi seriali, nelle turbe psichiche di chi prova un irrefrenabile bisogno di uccidere.

Oltre al caso del killer di Long Island, “Top Secret” racconta le storie e traccia il profilo psicologico di altri killer seriali: Ted Bundy (confessò 28 omicidi, gliene furono addebitati 36), Gary Leon Ridgway (uccise 48 donne in 16 anni) e Jack lo squartatore (il serial killer di Londra, nel quartiere di Whitechapel e nei distretti adiacenti, a cui vengono attribuite cinque vittime accertate e altre sei possibili, uccise nell’autunno del 1888).

Inoltre, a “Top Secret” si parla del fenomeno dei “mass murder”, gli omicidi di massa. Claudio Brachino e Massimo Picozzi cercano di gettare luce sui meccanismi oscuri e apparentemente impenetrabili che portano un uomo a imbracciare un’arma da guerra e a fare irruzione, magari in una università, per sparare su vittime scelte a caso, come accaduto nel 2007 in Virginia o nel 2009 in Colorado.

In particolare, attraverso interviste a testimoni e sopravvissuti, “Top Secret” affronta il caso di Anders Breivik che, nel 2011 massacrò 77 persone sull’Isola di Utøya, in Norvegia, durante un campo estivo dei giovani laburisti. Una mente malata quella di Breivik che lo portò, durante il processo, a scusarsi per non aver mietuto un numero maggiore di vittime.